Chi portiamo in mediazione? Gli attanti di Greimas: una mappa per orientarsi tra Mediazione e Processo

Chi fa cosa nel percorso di mediazione (e nel rito del giudizio)

Introduzione

Nel primo articolo di questa serie ho provato a descrivere una evidenza che spesso, da avvocati o mediatori, vediamo senza nominarla: lo stesso conflitto può essere raccontato come giudizio oppure come trasformazione.

Ricordate l’esempio delle infiltrazioni tra confinanti: danni, urgenze, spese, e quella sensazione che “qualcuno debba pagare”. Che ci sia un torto da correggere ed una sanzione da infliggere. La strada del processo porta in Tribunale e, dopo un agone più o meno lungo, ad un finale prodotto dal sistema: la sentenza. La strada della mediazione porta attorno ad un tavolo dove (a volte) è possibile costruire un finale condiviso: l’accordo.

In questo secondo articolo vorrei fare un passo ulteriore e dare un nome a quella “grammatica” di cui parlavo nel Post 1 primo articolo della serie: lo schema attanziale di Algirdas Julien Greimas, uno strumento sorprendentemente semplice per orientarsi tra i ruoli che ciascun procedimento assegna ai suoi soggetti.

Questo è il secondo articolo di una serie dedicata a Mediazione e Semiotica Narrativa. Il primo articolo lo trovi qui.

Lo schema attanziale: la grammatica delle storie

Greimas propone un modello capace di descrivere, in forma astratta, l’ossatura di molte narrazioni. Non è un elenco di “personaggi”, ma di ruoli: funzioni che possono essere ricoperte di volta in volta da persone, istituzioni, regole, strumenti.

I ruoli fondamentali (gli attanti) sono sei, organizzati in coppie:

  • Soggetto e Oggetto: chi agisce e verso che cosa tende (asse del volere o del desiderio).
  • Destinante e Destinatario: chi mette in moto il percorso e chi beneficia del suo esito (asse della comunicazione/contrattazione).
  • Aiutante e Opponente: ciò che rende possibile l’azione e ciò che la ostacola (asse del potere o della competenza).

Se la descrizione vi suona familiare è perché chiunque riesce a riconoscere questi elementi in un conflitto: c’è un obiettivo, ci sono spinte e resistenze, ci sono alleati e ostacoli, ci sono conseguenze.

Indagando questi modelli nell’ambito di processo e mediazione, diventa interessante notare che processo e mediazione distribuiscono questi ruoli in modo diverso. Ed è questa diversa distribuzione che produce due modi di narrare la stessa vicenda profondamente diversi.

Processo: una narrazione asimmetrica

Nel processo il soggetto principale è il Giudice, investito dalla Legge del compito di decidere, e le parti finiscono spesso in una posizione “secondaria”, caratterizzata dal dover fare.

Proviamo a rendere più chiaro questo punto con la mappa attanziale.

Chi è il Soggetto? Nel processo, il Soggetto del programma narrativo (quello che “deve arrivare” al finale tipico — la sentenza) è il Giudice: è lui che conduce la storia >verso la decisione.

Qual è l’Oggetto di valore? L’Oggetto di valore, il risultato che chiude la narrazione, è la sentenza. È la produzione della sentenza che viene riconosciuta dal sistema come atto >finale e valido del racconto processuale e ciò indipendentemente dal valore (positivo, negativo o parzialmente positivo/negativo) che il suo contenuto possa >assumere per le parti coinvolte.

Chi è il Destinante? Il Destinante è la Legge (o, se preferite, l’ordinamento): è ciò che attribuisce valore alla decisione e “manda” il giudice a compiere quel percorso, >definendone regole, tempi, linguaggi, vincoli. Per la Legge, appunto, il valore consiste nella conclusione del percorso con la produzione di uno schema di >realtà che è indifferente al volere delle parti.

Chi è il Destinatario? Le parti sono, in primo luogo, destinatari: esse ricevono la sanzione nella forma della sentenza. Uno ne beneficerà, l’altro la subirà, ma entrambi si >collocano rispetto al finale come destinatari di un esito che non producono direttamente.

Aiutanti e opponenti In questo racconto gli aiutanti e gli opponenti si moltiplicano:

  • aiutanti: prove ammesse, consulenze, regole del rito usate efficacemente, gli avvocati nella difesa tecnica;
  • opponenti: la controparte (come anti-soggetto nella logica polemica), ma anche incertezze probatorie, costi, tempo, preclusioni.

Questa mappa rende visibile una cosa: nel processo il conflitto resta in forma agonistica e conflittuale fino alla fine ed è “risolto” perché un terzo attribuisce torto e ragione. È una storia che tende naturalmente al paradigma retributivo e solo ad esso.

Mediazione: una narrazione orizzontale (e rovesciata)

La mediazione racconta lo stesso conflitto in modo diverso e la mappa attanziale ci fa vedere dove avviene il rovesciamento.

Chi è il Soggetto? Nella mediazione i soggetti principali sono le parti. E non solo come “attori in causa” ma come soggetti del programma: sono loro che possono (o non >possono) portare la storia verso l’accordo.

Qual è l’Oggetto di valore? L’Oggetto di valore è l’accordo: un esito che ha senso proprio perché, diversamente dalla sentenza, non è imposto dall’esterno, non è eterodiretto, ma >costruito dalle parti, “confezionato” nella trasformazione di posizioni in interessi e di interessi in soluzioni.

Chi è il il Destinante? Qui il modello si fa più sottile. Un primo destinante è il Legislatore che istituisce la procedura e ne traccia i confini. Ma è un destinante che tende a >ritirarsi: nella scena concreta, a mettere davvero in moto la storia sono le parti quando scelgono di voler fare mediazione. Nella mediazione, a differenza >che nel processo, riconosciamo dunque un meccanismo di autodestinazione.

Chi è il Destinatario? Le parti, di nuovo: ma non solo come destinatari passivi. Nella mediazione le parti sono anche destinatari del proprio successo (o insuccesso), perché l’esito >dipende dalla loro partecipazione. Lungo l’asse della conoscenza e della contrattazione, le parti si collocano in una posizione simmetrica: decidono il >contenuto dell’oggetto di valore e stabiliscono i modi per raggiungerlo (o per non raggiungerlo, ricordiamo che anche questo è un possibile obiettivo delle >parti in mediazione).

Aiutanti e opponenti Nella mediazione il mediatore assume un ruolo molto chiaro: è aiutante per entrambe le parti. E gli avvocati sono aiutanti ciascuno per il proprio >assistito e, inevitabilmente, opponenti per la controparte.

Ma c’è un’opposizione più interessante (e più sottovalutata): spesso l’opponente non è l’altra parte in sé, bensì la rigidità della narrazione polemica (“deve pagare”, “non devo nulla”), la sfiducia, il bisogno di riconoscimento, l’idea che cedere equivalga a perdere.

È qui che la mediazione mostra la sua natura di racconto trasformativo: non promette necessariamente la pace, ma prova a cambiare la forma del conflitto, rendendo possibile un oggetto di valore diverso dalla vittoria.

Due storie, due mappe

A questo punto la differenza, che può essere descritta come differenza di “genere narrativo”, diventa differenza di struttura.

Nel processo:

  • il Destinante è l’ordinamento,
  • il Soggetto è il giudice,
  • l’Oggetto è la sentenza,
  • le parti sono soprattutto Destinatari.

Nella mediazione:

  • le parti diventano Destinanti (nel senso del voler fare, contrapposto al dover fare) e Soggetti,
  • l’Oggetto è l’accordo,
  • il mediatore è aiutante comune,
  • il finale è (quando c’è) un esito prodotto dai protagonisti.

Non è solo un modo elegante di descrivere due istituti: è un modo per capire perché certe strategie funzionano in un contesto e falliscono nell’altro. Portare in mediazione la grammatica del processo (accusa, prova, sanzione) significa spesso riattivare la configurazione polemica e rinforzare gli opponenti; portare nel processo la grammatica della mediazione significa spesso sottovalutare vincoli, tempi e necessità di formalizzazione.

Il potere trasformativo delle parole

Si può continuare l’indagine analizzando come, in questi due procedimenti, l’uso delle parole trasformi la realtà. Questa mappa è il punto di partenza per entrare in questo territorio: non solo chi parla e con quale ruolo, ma che cosa fanno le parole nel processo e in mediazione, e perché argomentare in un’aula di Tribunale non è lo stesso che argomentare attorno ad un tavolo in Mediazione.

Questo è il secondo articolo di una serie dedicata a “Mediazione e Semiotica Narrativa”.